IL TEATRO "Amilcare Ponchielli"

Cremona

Attorno al 1730 alcuni nobili cremonesi avvertirono l’esigenza di trovare un nuovo edificio adatto allo svolgemento di spettacoli "...per decoro e per onesto divertimento della Nobiltà e Cittadinanza" in sostituzione del vecchio Teatro Rangoni/Ariberti edificato nel 1670 e che rimase attivo fino al 1717 quando, a seguito di una donazione venne trasformato in edificio sacro.

Le iniziative pratiche per la costruzione furono avviate solo intorno al 1733 e si concretizzarono solo nel 1745 quando la presenza in città del Conte Pallavicino, rappresentante del Governo Centrale ed appassionato di musica, favorì l’aggregazione di un gruppo di nobili, fra i quali vanno ricordati per il loro fattivo contributo G.B. Nazari ed il marchese Giuseppe Lodi Mora che mise a disposizione l’area sulla quale costruire il nuovo edificio Teatrale, nella contrada S. Bartolomeo che conduceva a Porta Po e offriva già allora, dall’altra parte una prospettiva affascinante con la visione del Torrazzo, in fondo alla via.
E’ stata una fortuna per i cremonesi che l’iniziativa di questi nobili fu sostenuta dal Pallavicino, ma, trovati i fondi necessari ed individuato il sito occorrevano un architetto valido che lo progettasse.
Fu chiamato l’architetto Giovanni Battista Zaist, un uomo ed un tecnico molto influente che godeva dell’ammirazione e dell’amicizia del Vescovo Monsignor Alessandro Litta.

Costruito il Teatro e datogli il nome di Teatro Nazari il sipario si levò la sera del 28 dicembre 1747 con l’opera ORAZIO di Pietro Auletta, maestro napoletano su libretto di Antonio Palomba.
Da quella sera del 28 dicembre 1747 il Teatro cremonese cominciò la sua vita che fu anche avventurosa .

Per tutto il ‘700 la sua esistenza è contrassegnata da polemiche, diatribe, contrasti tra i padroni del teatro ed i condomini.
Si attuarono ribellioni contro l’alto costo della cosi detta "tratta" la tassa che ogni palchettista era tenuto a pagare per l’allestimento delle stagioni.
Le quali furono tradizionalmente effettuate nel periodo di carnevale, ma già dal 1755 ci furono stagioni di primavera.
In seguito, dal 1774 cominciarono anche le stagioni d’estate e nel 1778 quelle d’autunno.
Tutto ciò spiega come fosse elevato il favore del pubblico a frequentare, ogni sera, il teatro che, dopo la morte del marchese Nazari (1784) passò ad una "Società di dodici Cavalieri".

Sono molti gli episodi passati alla storia e gli avvenimenti che videro più volte i regnanti di Vienna assistere agli spettacoli del "Nazari".
E' ricordata inoltre la visita che il 20 gennaio 1770 fece Mozart accompagnato dal padre al teatro assistendo all’opera del Valentini "La Clemenza di Tito". Mozart ebbe apprezzamenti non solo per l’opera ascoltata ma anche per molti degli interpreti complimentandosi anche con il maestro al cembalo Giacomo Antonio Arighi, maestro di Cappella della Cattedrale.

L’Ottocento fu invece contrassegnato da due disastrosi incendi che distrussero il teatro di G.B. Zaist e sulle cui ceneri nacque il teatro di Luigi Canonica rifatto nel 1824 dagli architetti cremonesi Faustino Rodi e Luigi Voghera.

Ma con l’aprirsi del secolo XIX era cambiato anche l’ambiente socio-politico. Erano arrivati i Francesi di Napoleone e già dai tempi del Governo Cisalpino, il teatro era sotto il diretto controllo del Dicastero di Polizia e del Prefetto.
Il teatro, che s’incendiò la notte dell’11 settembre 1806 fu immediatamente ricostruito e tutta la pratica passò nelle mani del Prefetto Francesco Galvagna che aveva ingerenza persino sulle opere che venivano scelte.
Ma nella notte del 6 gennaio 1824 avveniva il secondo incendio mettendo sul lastrico la compagnia di Gerolamo Micheli che si dovette trasferire dal 24 gennaio 1824 al Teatro Filodrammatici.
Quando accadeva la seconda sciagura i Francesi erano fuggiti già da otto anni ed erano ritornati gli Austriaci del Lombardo Veneto.
Sulla scena si era imposto Gioacchino Rossini sin dal 1816 con "Tancredi" opera rappresentata nella primavera; nel Carnevale 1817 era "L’Italiana in Algeri" .
A teatro ricostruito per la Fiera di settembre fu ancora Rossini a registrare i continui esauriti con "La donna del Lago".
Nonostante la crisi permanente, gli spettacoli continuarono e alle opere tradizionali furono dati molti lavori nuovi o rappresentati per la prima volta.
Si avvicendarono Sacchini, Coppola,Cimarosa, Sarti, Cherubini, Mercadante, Mayerbeer, Paer e naturalmente l’immancabile Rossini fino all’apparizione di Giuseppe Verdi che fu conosciuto per la prima volta nel 1844 in "Ernani" assieme a "Maria di Rhoan" di Donizetti.
Verdi rimarrà per anni l’incontrastato dominatore della scena cremonese.

La seconda metà dell’Ottocento fu caratterizzata da molti episodi, alcuni anche incresciosi poichè le manifestazioni politiche contro l’Austria, trasformarono il "Concordia" in un luogo di rissa e di polemiche.

In quegli anni complessi e tumultuosi per l’Unificazione Nazionale, cominciava a farsi conoscere nel 1856 un giovane maestro, Amilcare Ponchielli .

Accolto benevolmente da Ruggero Manna , allora concertatore stabile del Teatro, che per aiutarlo economicamente lo volle come sostituto e gli fece inoltre scrivere alcuni brani insieme ad altri maestri per l'opera: La Vergine di Kermo.
Impaziente però di farsi conoscere nel mondo musicale Ponchielli volle rappresentare il 30 agosto 1856 la sua prima opera "I PROMESSI SPOSI" assumendone anche le vesti di impresario.
L’opera piacque molto ma a causa di un libretto scritto male, nessuno volle rappresentarla altrove.
Inoltre, per inesperienza, il consuntivo finanziario risultò in deficit e per il giovane Maestro fu un vero disastro economico.
Nel teatro cremonese, Ponchielli eseguì anche la LA SAVOJARDA e altre opere da lui scritte oltre ad essere concertatore e direttore di opere di altri maestri durante le "Stagioni".

Dopo il successo trionfale al Teatro Dal Verme di Milano il 4 dicembre 1872 con l’opera I PROMESSI SPOSI rifatta musicalmente e nel libretto, Ponchielli non sarà più interamente dei Cremonesi ma proseguirà la sua avventura nel mondo del melodramma che gli darà gloria e popolarità.
Trasferitosi a Milano, tornerà a Cremona e dagli amici ogni volta che verrà rappresentata una sua opera .



Alla morte di Amilcare Ponchielli (avvenuta a Milano il 16 gennaio 1886) a Cremona si levarono voci perchè l’edificio venisse intitolato all’Illustre concittadino che tante volte aveva diretto opere sue e di altri.
Non vennero ascoltate, anche se Ettore Sacchi, autorevole direttore del giornale La Provincia continuò a chiamarlo "Teatro Sociale Ponchielli".
Per alcuni anni si chiamò "Concordia-Ponchielli" poi superati motivi legali e burocratici, il 12 marzo 1907 fu deciso di chiamarlo definitivamente "Teatro A. Ponchielli" in onore del Musicista.

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